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Sta bene sul riso e sulla pasta, sulle carni bianche, sul filetto, ma anche a fine cottura sui gamberi e sulle mazzancolle, sul prosciutto dolce e sul Parmiggiano Reggiano, ma anche sulle fragole e sul gelato alla crema. Noi di Modena, racconta Giovanna Barbieri dell'Acetaia di Giorgio ci fregiam odi possesere la vera tradizione nei confronti di Reggio. La storia è iniziata qui con gli Este che amavano vini e aceti: lambrusco grasparossa ricco di enzimi e trebbiano di Spagna. Ancora adesso si fa così: si coltivano biologicamente le uve, si fa una pigiatura soffice e il mosto ottenuto si mette in pentoloni d'acciaio. Una volta si usava il rame ma dava problemi di sapori e odori. Il mosto viene quindi cotto per 10-12 ore alla temperatura massima di 90 gradi e lasciato evaporare fino a raggiungere i 30 gradi zuccherini, tenendo conto di anno in anno della percentuale di zuccheri presenti nelle uve. Qui abbiamo solo due linee, continua Barbieri; capsula bianco-gialla per aceto invecchiato oltre 12 anni e oro per quello con più di 25 anni. Oltre alle normali batterie di botti con legni diversi, rovere, castagno, gelso.... abbiamo una linea con botti di solo ciliegio, che dà un aceto ottimo sui dolci, e una di solo ginepro il cui prodotto è ideale per carne e selvaggina. Sono tradizioni di famiglia. Chiediamo se ci sono ghiovani che intraprendono questa attività. |
